
Amazon Port 2026: tutte le novità dal Festival di Cannes e cosa cambia per chi vende su Amazon
Ogni anno il Festival della Creatività di Cannes diventa anche la vetrina in cui Amazon Ads mostra dove sta portando la pubblicità sulla propria piattaforma. Nell’edizione 2026, Amazon Port non ha certo deluso le aspettative. E, come era lecito attendersi, il filo conduttore dell’evento è stato uno solo: l’intelligenza artificiale.
Vediamo punto per punto cosa è stato annunciato e, soprattutto, come un e-commerce che vende su Amazon può iniziare a prepararsi.
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I brand raccomandati dall’AI cresceranno più degli altri
Uno dei temi più discussi a Cannes è stato quello della fiducia delle macchine, e non solo delle persone. Con la crescita degli agenti AI che aiutano i clienti a scegliere cosa comprare, il brand deve piacere sia agli utenti sia agli algoritmi che li consigliano.
Così, durante uno dei panel è stato introdotto il concetto di Share of Answer. Che, in pratica, è la quota di volte in cui l’IA propone il tuo prodotto quando un cliente le chiede un consiglio d’acquisto. Per certi versi, è l’evoluzione naturale della share of voice o della share of search, applicata però a un mondo in cui non è più solo l’utente a scegliere tra i risultati di una ricerca, ma è un assistente conversazionale a scegliere per lui.
Per chi vende su Amazon, le implicazioni sono piuttosto importanti. Abbiamo provato a riassumerle in questi punti:
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Le schede prodotto devono essere ancora più strutturate e complete. Di qui, titoli chiari, bullet point ricchi di attributi verificabili, contenuti A+ e specifiche tecniche compilate in ogni campo disponibile. Un’AI, ancor più che un utente umano, legge meglio un contenuto ordinato rispetto a uno confuso.
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La cronologia di recensioni, resi e assistenza clienti è un segnale di fiducia dell’algoritmo. Pertanto, occorre curare il post-vendita ha oggi un impatto anche sulla visibilità algoritmica.
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La brand equity è un asset prioritario, come l’ottimizzazione tecnica. Chi investe solo in advertising senza costruire un brand riconoscibile nel tempo, rischia di restare fuori dai consigli dell’AI.
Leggi anche il nostro articolo Rufus, l’assistente AI di Amazon: ecco le funzioni che i seller devono conoscere
Alexa+ Agentic Ads: dalla scoperta all’acquisto in un’unica conversazione
La novità più concreta annunciata durante Amazon Port è però Alexa+ Agentic Ads, il primo formato pubblicitario pensato per accompagnare il cliente dalla visualizzazione dell’annuncio fino al completamento dell’acquisto, tutto all’interno della stessa conversazione con Alexa+.
Il lancio è partito sui dispositivi Echo Show, con i primi partner tra cui una catena di food delivery per gli ordini di cibo e alcuni artisti musicali per la vendita di biglietti dei concerti tramite Ticketmaster.
Il contesto in cui nasce questo formato non è nuovo e, peraltro, è di particolare interesse per chi vende online. Alexa for Shopping, il servizio che unisce conoscenza del prodotto, contesto personale e memoria condivisa tra dispositivi, ha già superato i 300 milioni di clienti nel 2025, e ha generato quasi 12 miliardi di dollari di vendite annualizzate, con una crescita del coinvolgimento del 400% su base annua.
Anche in questo caso, possiamo cercare di condividere in questo elenco che cosa significa per un venditore Amazon e perché è bene occuparsi di questo tema prima che gli altri lo facciano al posto nostro:
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Il funnel si accorcia drasticamente. Se oggi un cliente scopre un prodotto e poi lo cerca autonomamente, in futuro potrebbe scoprirlo e comprarlo nella stessa interazione vocale. Diventa così ancora più importante essere “la risposta giusta” al primo tentativo.
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I formati vocali e conversazionali, finora marginali per la maggior parte dei venditori, meritano di essere monitorati. Vale la pena seguire l’espansione di questi strumenti nei prossimi mesi, preparandosi all’azione.
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Amazon ha confermato che, a partire da luglio 2026, i prompt conversazionali si estenderanno oltre Amazon.com anche ai siti di editori terzi sull’open internet. Ecco perché la superficie su cui un brand può essere “consigliato” dall’AI tenderà ad allargarsi sempre più fuori dal marketplace.
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Scopri di piùAds Agent e Creative Agent: meno tempo di setup, risultati misurabili
Amazon ha condiviso anche dei dati sull’adozione dei propri strumenti agentici pensati per semplificare la gestione delle campagne pubblicitarie.
Il primo è Ads Agent, che nasce per semplificare la configurazione delle campagne. Durante la fase di beta (chiusa), gli inserzionisti che lo hanno usato per il targeting hanno registrato una riduzione del CPM del 18% e del CPA del 16%. Il 65% ha visto miglioramenti nella distribuzione degli annunci. Nel primo trimestre 2026 l’adozione dello strumento è cresciuta dell’82%.
Il secondo è Creative Agent, che genera annunci professionali in poche ore. Viene così ridotta la necessità di produzioni fotografiche o video complesse. C’è poi il nuovo server Amazon MCP, che collega agenti IA esterni all’API di Amazon Ads tramite prompt in linguaggio naturale, senza bisogno di sviluppare codice personalizzato. Lo strumento pensato soprattutto per agenzie e software house che gestiscono più account.
Non sono pochi, anche in questo ambito, i riflessi per i seller:
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Se gestisci le campagne PPC internamente, vale la pena testare Ads Agent non appena diventa disponibile sul tuo account. I dati di riduzione di CPM e CPA condivisi da Amazon sono significativi, anche considerando che si tratta di risultati auto-riportati dalla fase beta.
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Chi si affida a un’agenzia o a un tool di terze parti dovrebbe chiedere se e come integreranno il server MCP. È infatti un segnale che l’automazione della gestione ADV diventerà la regola e non più l’eccezione.
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Ridurre il tempo dedicato al setup manuale delle campagne libera risorse da investire su ciò che l’IA ancora non fa bene. Pensa a strategia di catalogo, pricing, gestione dello stock e customer care.
Leggi anche il nostro articolo Cos’è il ROI e come si calcola?
Il contenuto creativo diventa automatico e determina le performance
Un altro annuncio molto rilevante per chi fa advertising display è REC – Responsive Ecommerce Creative. La soluzione, infatti, genera e ottimizza dinamicamente gli annunci display in base a
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placement
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dispositivo
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intento dell’acquirente
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obiettivi della campagna.
I numeri condivisi da Amazon per chi utilizza REC parlano di percentuali di clic fino al 37% più elevate. E, in aggiunta, di tassi di conversione migliorati del 26% rispetto alla creatività statica tradizionale.
Per quanto riguarda il suo funzionamento, il sistema si appoggia al cosiddetto grafo autenticato di Amazon, che collega segnali di acquisto retail e comportamenti di streaming. Secondo l’azienda, raggiunge oggi oltre il 90% delle famiglie statunitensi.
Per i seller questo vuol dire che:
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Se vendi tramite Amazon DSP o Sponsored Display, è bene testare REC appena disponibile. Può infatti ridurre il tempo speso a produrre varianti creative manualmente per ogni placement.
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Per i piccoli e medi brand, la possibilità di generare contenuti creativi via IA abbassa una barriera storica. Si può infatti competere con format più costosi, come la TV in streaming, senza un rilevante budget di produzione.
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Vale comunque la pena ricordare quanto detto a più riprese durante i panel. Ovvero, che la creatività umana resta un elemento fondamentale nel differenziare un brand. L’AI velocizza la produzione, ma non sostituisce l’idea di partenza.
Leggi anche il nostro articolo Come vendere su Amazon USA: La Guida Completa per seller europei
Sport in diretta e annunci video interattivi: un canale da tenere d’occhio
Un altro filone di Amazon Port ha riguardato la pubblicità legata allo sport in diretta streaming. Amazon tende infatti a investire molto tra Thursday Night Football, NBA on Prime e Champions League, e accentuerà gli sforzi nei prossimi mesi.
Il formato citato con più insistenza è quello degli annunci video interattivi (IVA), che permettono allo spettatore di
- esplorare un prodotto
- aggiungerlo al carrello
- riceverlo sul telefono senza uscire dal video che sta guardando.
Come caso di studio è stato citato un brand di ristorazione che, durante le semifinali della NBA Conference su Prime Video, ha generato circa 27 milioni di impressioni con un tasso di clic superiore del 110% rispetto ai benchmark di categoria, portando a oltre 6.000 ordini.
Naturalmente, almeno per il momento non parliamo di un canale accessibile alla maggior parte dei piccoli venditori. È però utile seguire l’evoluzione del fenomeno. Ci indica infatti dove Amazon sta spingendo il proprio inventario pubblicitario premium. Ovvero, sempre più verso format shoppable, cioè che permettono l’acquisto diretto dentro il contenuto.
Leggi anche la nostra guida Gestione inventario Amazon: guida all’ottimizzazione del magazzino
Cosa ci portiamo a casa da Amazon Port 2026
Al netto delle luci dell’evento, sono tre le indicazioni pratiche che emergono per chi vende su Amazon:
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Investire nella qualità e struttura dei dati di prodotto. Con l’AI che diventa sempre più spesso l’intermediario tra brand e cliente, schede prodotto complete e coerenti sono un requisito per essere raccomandati dagli assistenti AI.
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Prepararsi a un funnel più corto. Formati come Alexa+ Agentic Ads e gli annunci video interattivi puntano tutti nella stessa direzione, ridurre la distanza tra scoperta e acquisto. Chi ha processi di vendita e contenuti pronti per questi scenari partirà in vantaggio.
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Sperimentare gli strumenti di automazione non appena sono disponibili. Ads Agent, Creative Agent e REC promettono di ridurre drasticamente il tempo dedicato a setup e produzione creativa. Per un seller con team piccoli, testarli presto può essere un vantaggio competitivo reale rispetto a chi resta legato a processi manuali.
In altri termini, Amazon Port 2026 ci conferma una traiettoria ben nota. L’automazione e l’AI stanno diventando lo strato di base su cui si costruisce la pubblicità Amazon. Tuttavia, la differenza tra brand che crescono e brand che restano indietro continuerà a dipendersi da fattori più “umani”. Si pensi alla qualità del prodotto, alla reputazione costruita nel tempo e alla capacità di raccontare una storia in cui i clienti (e ora anche le macchine) possano credere.
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