
Tassa UE sui piccoli pacchi dal 1° luglio 2026: cosa cambia per chi vende su Amazon
Dal 1° luglio 2026 è entrata in vigore una nuova tassa europea da 3 euro su ogni piccolo pacco proveniente da Paesi extra-UE, applicata ai prodotti fino a 150 euro di valore. Viene così abolita una franchigia doganale che esisteva dal 1992 e che finora permetteva l’ingresso in UE senza dazi per le spedizioni di basso valore.
Naturalmente, non è una tassa pensata per gli acquisti su Amazon. È però vero che per chi vende sul marketplace la notizia è tutt’altro che ininfluente. Riguarda infatti direttamente i concorrenti low-cost basati su import diretto dalla Cina. E, in prospettiva, anche una parte della supply chain di chi fa dropshipping o rifornimento diretto da fornitori extra-UE.
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Perché è stata decisa questa novità
Andiamo con ordine. Ricordiamo prima di tutto come la misura tragga origine dal Regolamento UE 2026/1200, pubblicato l’8 giugno sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Il tributo si applica per singolo articolo in base alla classificazione tariffaria. Pertanto, se acquisti cinque magliette nello stesso ordine su una piattaforma extra-UE restando sotto i 150 euro, paghi un’unica tassa da 3 euro. Se però nello stesso ordine compri una maglietta e un orologio, la tassa si applica due volte, perché si tratta di due categorie merceologiche diverse.
Va chiarita anche una cosa che tende a generare un po’ di confusione. Prima era prevista anche una tassa italiana aggiuntiva da 2 euro sugli stessi pacchi, prevista dall’ultima Legge di bilancio. Il Consiglio dei Ministri ha deciso all’ultimo di rinviarla al 1° ottobre 2026. Ne consegue che per il momento rimane in vigore solo il tributo europeo, e che bisognerà comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi su quest’altro fronte.
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Perché l’Unione Europea ha introdotto il dazio
Nel 2024 quasi 9 pacchi su 10 tra quelli importati in tutta l’Unione arrivavano dalla Cina. Una proporzione enorme, soprattutto se conteggiata su un totale di 4,6 miliardi di spedizioni. Un volume che la vecchia franchigia doganale non era più in grado di gestire senza distorcere la concorrenza. La Commissione Europea è stata chiara su questo punto. E, così, l’obiettivo dichiarato è diventato quello di eliminare un vantaggio competitivo strutturale di cui godevano certi modelli di business basati sull’invio massivo di pacchi di basso valore, senza colpire direttamente il consumatore finale. C’è anche una componente ambientale nella misura, scoraggiare la proliferazione di micro-spedizioni con imballaggi in plastica difficili da smaltire.
Si noti, altresì, che questo dovrebbe essere solo il primo passo di un percorso più lungo. La tassa attuale ha carattere transitorio per due anni, in attesa della riforma doganale UE che dovrebbe completarsi nel 2028 con l’entrata in funzione dell’EU Customs Data Hub, un sistema pensato per uniformare i controlli doganali su tutte le merci in ingresso.
A novembre 2026 arriverà inoltre una handling fee europea separata, destinata a coprire i costi amministrativi delle pratiche doganali.
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Cosa significa per chi vende su Amazon?
Per chi vende su Amazon ci sono tre riflessi che riteniamo importante considerare con più attenzione. Abbiamo provato a dividerli e valutarli separatamente nei prossimi paragrafi.
Un piccolo riequilibrio competitivo rispetto a Temu, Shein e AliExpress
Il pubblico più esposto alla nuova tassa è quello che acquista direttamente su piattaforme come Temu, Shein o AliExpress. Ovvero, da piattaforma che si basano su tantissime spedizioni singole di basso valore dalla Cina. Con 3 euro aggiuntivi per pacco (e potenzialmente 5 euro se a ottobre partirà anche la componente italiana), il vantaggio di prezzo di questi operatori si riduce, seppure di poco.
Per un venditore Amazon che vende prodotti simili con stock in Italia o in UE, non è un cambiamento enorme. Va però nella direzione giusta. Riduce infatti, pur marginalmente, la distanza di prezzo percepita tra un acquisto extra-UE ultra-economico e un acquisto locale con consegna Prime.
Non bisogna però aspettarsi un effetto immediato sulle vendite. Anche se, in fondo, è un fattore da monitorare nel medio periodo, soprattutto su categorie dove la concorrenza cinese diretta è più aggressiva. Si pensi ad accessori, gadget tecnologici, abbigliamento economico, casalinghi.
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Scopri di piùAttenzione se ti rifornisci da fornitori extra-UE per piccoli lotti
Se il tuo modello prevede l’acquisto di campionature, piccoli lotti di test o riordini rapidi direttamente da fornitori cinesi via corriere espresso (pratica comune per chi testa nuovi prodotti prima di fare un ordine più grande in container), la tassa finirà ad applicarsi anche a te, non solo al consumatore finale che compra su Temu. Ogni spedizione di valore fino a 150 euro sconterà infatti i 3 euro aggiuntivi per articolo/categoria tariffaria.
Certo, nella maggior parte dei casi non è una cifra che cambia i piani di business. Vale però la pena includerla nei calcoli quando fai ordini di test frazionati invece di consolidare in spedizioni più grandi. Sopra i 150 euro di valore la logica daziaria cambia comunque, quindi in alcuni casi potrebbe convenire aggregare più articoli in un solo ordine invece di fare più spedizioni piccole e separate.
Il cambiamento di maggiore impatto arriverà tra un po’
Come abbiamo anticipato, la tassa da 3 euro in vigore da luglio è solo la prima tappa. Invitiamo a monitorare insieme a noi almeno altre due scadenze:
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Ottobre 2026: possibile entrata in vigore della tassa italiana aggiuntiva da 2 euro (per ora rinviata, ma non cancellata).
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Novembre 2026: introduzione della handling fee europea per coprire i costi amministrativi doganali, che si aggiungerà ai tributi già esistenti.
Nel 2028 dovrebbe invece trovare completamento la riforma doganale UE con l’EU Customs Data Hub. Un provvedimento che uniformerà i controlli sulle merci in ingresso da Paesi extra-UE. È un cambiamento più profondo, che potrebbe avere un impatto più significativo di quello attuale su chi importa regolarmente.
Insomma, se il tuo business dipende in parte da importazioni extra-UE, anche solo per test di prodotto o riassortimenti rapidi, conviene iniziare a considerare questi costi aggiuntivi come una voce fissa in crescita nei prossimi due anni. E non certo come un episodio isolato di luglio 2026.
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Conclusioni
La tassa UE sui piccoli pacchi non cambia le regole per chi vende su Amazon con un magazzino in Europa. Tuttavia, è un segnale di una tendenza più ampia. L’Unione Europea sta infatti progressivamente chiudendo il vantaggio di prezzo di cui godevano le spedizioni dirette extra-UE di basso valore.
Per i venditori che competono su categorie esposte alla concorrenza cinese, è un fattore da monitorare nei prossimi mesi. Per chi si rifornisce anche da fornitori extra-UE con piccoli ordini, invece, è un costo aggiuntivo concreto da inserire fin da subito nei calcoli di marginalità.
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