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Il 50% dei consumatori preferisce brand che non usano l’AI nel marketing

Mentre le aziende si affrettano ad integrare l’intelligenza artificiale in annunci, inserzioni e messaggi ai clienti, i consumatori stanno iniziando a rispondere in modo inaspettato. Secondo una ricerca Gartner condotta su oltre 1.500 consumatori americani, la metà degli acquirenti preferisce brand che non usano l’AI nelle comunicazioni di marketing. Un dato che suona come un campanello d’allarme per chiunque stia costruendo la propria strategia su Amazon con un uso massiccio e poco trasparente dell’intelligenza artificiale.

Il paradosso è evidente. L’AI viene adottata a velocità record, con oltre 900.000 seller Amazon che già utilizzano strumenti di inserzioni basati su AI. Eppure, la fiducia dei consumatori verso i brand che la usano resta fragile.

Vediamo allora cosa dicono i dati e come i seller possono navigare questa tensione senza perdere né efficienza né credibilità.

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Cosa dice davvero la ricerca Gartner

I numeri emersi dallo studio sono più sfumati di quanto il titolo possa suggerire, ma non per questo meno preoccupanti. La ricerca evidenzia una crescente distanza tra l’adozione dell’AI da parte dei brand e la fiducia che i consumatori ripongono nei contenuti generati da questa tecnologia.

Abbiamo di seguito riassunto i dati principali, di cui i seller dovrebbero prendere consapevolezza:

  • Il 50% dei consumatori preferisce brand che non usano l’AI in messaggi, annunci e contenuti
  • Il 61% mette regolarmente in dubbio l’affidabilità delle informazioni su cui basa le proprie decisioni di acquisto
  • Il 68% dubita spesso che i contenuti che vede siano autentici, ovvero reali e non generati automaticamente
  • Il 27% si affida all’intuito per distinguere i contenuti affidabili da quelli non affidabili

Il quadro che emerge è abbastanza palese. Ovvero, quello di un consumatore sempre più diffidente verso i contenuti automatizzati e che ha sviluppato una sorta di “AI fatigue”. Cioè, la sensazione che dietro immagini perfette, descrizioni elaborate e risposte immediate non ci sia una persona reale, ma un algoritmo che ottimizza per la conversione piuttosto che per la verità.

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Perché questo impatta direttamente i seller Amazon

Su Amazon, dove la scheda prodotto è il principale punto di contatto tra brand e acquirente, la qualità e l’autenticità percepita del contenuto hanno un peso enorme. Titoli, bullet point, descrizioni, immagini e recensioni sono gli unici elementi su cui un cliente può basare la propria decisione d’acquisto prima di ricevere il prodotto fisicamente.

Se i consumatori sono già inclini a dubitare dei contenuti generati dall’AI, un’inserzione che appare chiaramente “scritto da un bot”, con frasi standardizzate, elenchi di feature generici e un tono impersonale, rischia di alimentare quella diffidenza. Il costo, si intende, non è solo estetico. Si traduce in

  • un tasso di conversione più basso
  • più domande pre-acquisto
  • più resi da parte di clienti che non si sono sentiti adeguatamente informati.

Al tempo stesso, ignorare completamente l’AI non è una soluzione praticabile. I competitor che la usano in modo intelligente

  • ottimizzano più velocemente
  • producono contenuti a scala
  • iterano con più rapidità.

Insomma, la sfida non è scegliere tra AI e autenticità. Piuttosto, è trovare il modo di usarla senza che si veda, o meglio, senza che disturbi.

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Trasparenza e controllo: le due leve per recuperare fiducia

La ricerca non si limita a fotografare il problema: suggerisce anche le contromisure. Secondo gli esperti citati nello studio, i brand che riescono a mantenere la fiducia dei consumatori pur usando l’AI hanno in comune alcune caratteristiche precise.

La prima è la trasparenza. Dichiarare apertamente quando e come l’AI è coinvolta nella creazione di contenuti o nella gestione delle comunicazioni. E questo vale soprattutto per

  • le risposte automatizzate alle recensioni
  • i messaggi post-acquisto
  • le FAQ generate automaticamente.

Un consumatore che sa che sta interagendo con un sistema automatico e che ha la possibilità di scegliere diversamente è molto meno diffidente di uno che lo scopre da solo.

La seconda è il controllo. Meglio lasciare al consumatore la possibilità di scegliere se interagire o meno con funzionalità basate sull’AI. Nel contesto Amazon questo può tradursi, ad esempio, nel non forzare esperienze di chat automatizzate nel post-vendita, o nel garantire che le risposte alle domande dei clienti vengano supervisionate da una persona reale prima di essere pubblicate.

La terza, forse la più rilevante per i seller, è la verifica. E cioè, supportare ogni claim con prove concrete e verificabili. Se il tuo prodotto è davvero il più venduto nella categoria, mostralo con dati. Se le recensioni sono autentiche, valorizza quelle più dettagliate e specifiche. In un contesto in cui il 68% dei consumatori dubita dell’autenticità dei contenuti, la prova sociale verificabile diventa un asset competitivo di primo piano.

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Come applicare queste indicazioni alla strategia su Amazon

Tradurre i risultati della ricerca in azioni concrete per un seller Amazon richiede un cambio di prospettiva. L’AI non va certo abbandonata, ma va usata dove aggiunge valore reale senza essere percepita come sostitutiva dell’esperienza umana.

Ecco alcune indicazioni pratiche che vogliamo condividere con i nostri utenti:

  • Usa l’AI per la ricerca, non solo per la scrittura. Strumenti di keyword research, analisi della concorrenza e ottimizzazione del pricing basati sull’AI sono invisibili al consumatore finale e altamente efficaci. Di fatto, è questa la zona dove l’AI aggiunge più valore con meno rischio reputazionale.
  • Rivedi i contenuti generati dall’AI con occhio umano. Un’inserzione scritta interamente da un generatore automatico senza revisione editoriale si riconosce. E i consumatori lo sanno fare! Usa l’AI come punto di partenza, poi personalizza con dettagli specifici del prodotto, del tuo brand e del tuo cliente tipo.
  • Privilegia recensioni dettagliate e specifiche. Le recensioni autentiche, con dettagli d’uso concreti e foto reali, sono la forma di contenuto più credibile su Amazon. Incoraggia i clienti soddisfatti a lasciare feedback specifici piuttosto che generici.
  • Non automatizzare le risposte alle recensioni negative. Una risposta umana, empatica e risolutiva a una recensione negativa vale molto di più di una risposta automatica standardizzata. È uno dei pochi momenti in cui la presenza umana dietro il brand fa davvero la differenza percepita.
  • Monitora le metriche di conversione per ASIN. Se un’inserzione ha subito modifiche importanti generate dall’AI e le conversioni calano, potrebbe essere un segnale che il contenuto ha perso quella specificità che lo rendeva efficace. I dati ti dicono cosa funziona davvero.

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Il rischio di affidarsi troppo all’AI nella pubblicità Amazon

Un’area particolarmente delicata è quella delle campagne pubblicitarie. Amazon stessa sta integrando strumenti di AI generativa per la creazione di immagini e copy negli annunci Sponsored Brands e nelle campagne video. La tentazione di delegare completamente la creatività a questi strumenti è forte, soprattutto per i seller con risorse limitate.

Ma i dati della ricerca Gartner invitano alla cautela. Un’immagine pubblicitaria chiaramente generata dall’AI, con quella perfezione artificiale che ormai molti consumatori riconoscono, può attivare quella diffidenza latente che porta a non cliccare, o peggio, a sviluppare un’associazione negativa con il brand.

L’advertising su Amazon funziona quando il click porta a una scheda prodotto che mantiene le promesse fatte nell’annuncio. Se l’intera catena, dall’annuncio al listing alle recensioni, appare generata automaticamente, il consumatore percepisce una distanza che raramente si traduce in acquisto e fiducia.

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La nostra opinione

La ricerca Gartner ci ricorda che la tecnologia non sostituisce la relazione tra brand e consumatore: al massimo la media. E quando quella mediazione diventa troppo evidente, troppo fredda o troppo automatizzata, il consumatore si ritira.

Per i seller Amazon, questo non significa tornare a scrivere ogni listing a mano o rispondere a ogni recensione personalmente. Significa usare l’AI in modo strategico, nei processi dove è invisibile e potente, e preservare la presenza umana nei momenti dove conta davvero: il contenuto che convince, la risposta che rassicura, il brand che si racconta in modo autentico.

Chi riuscirà a bilanciare efficienza tecnologica e autenticità percepita avrà un vantaggio competitivo crescente in un marketplace dove tutti usano gli stessi strumenti, ma non tutti sanno come usarli bene. Avere dati chiari su cosa funziona e cosa no è il primo passo per prendere decisioni con consapevolezza. Ed è esattamente quello che ZonWizard ti aiuta a fare!

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